Prende il via la stagione teatrale 25/26 del Teatro Manzoni di Milano con “Fata Morgana” di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo che sarà in scena fino al 26 ottobre.
Lo spettacolo di cui Jannuzzo cura anche la regia lo vede protagonista di un viaggio che attraversa i momenti più significativi del suo repertorio teatrale che offre brani a volte comici a volte più profondi e ricchi di riflessioni.
Jannuzzo è un attore famoso e di grande talento capace di catturare il pubblico e di incantarlo con la sua straordinaria verve; grande affabulatore con questo spettacolo fonde ed intreccia la narrazione di aneddoti personali con diverse riflessioni sull’umanità in generale, la complessità dell’animo umano, le maschere che indossiamo e le verità nascoste dietro le finzioni quotidiane. Ecco che la spettacolo diventa così l’occcasione per ridere, commuoversi ma anche per riflettere su ciò che in fondo è l’animo umano; il tutto per mezzo di quella grande magia che è il teatro.
Solo in scena, ma accompagnato da quattro musicisti che eseguiranno musiche appositamente scritte per questo spettacolo da Francesco Buzzurro, Jannuzzo scaverà nel mito della Fata Morgana; quel mito che rappresenta per noi tutti l’illusione, la speranza, le aspettative, i progetti, quel miraggio; quel traguardo sempre così lontano da raggiungere che diventa sogno, magia, ma anche consapevolezza di noi stessi.
Quattro musicisti, appunto, affiancheranno Jannuzzo nel racconto che parte dalla sua Sicilia e che diventa il pretesto per ridere, commuoversi e riflettere. Loro sono: Angelo Palmeri (oboe) Chiara Buzzurro (chitarra) Alessio La China (violoncello) Nicola Grizzaffi (tastiere e piano). Con loro Jannuzzo intraprenderà questo viaggio alla scoperta di una terra allegra ma al tempo stesso amara, ma anche piena di luce, di vita e di contraddizioni. Quindi la Sicilia come metafora come luogo incantato che tutti hanno da sempre cercato di conquistare senza però mai riuscirci fino in fondo. La Sicilia come pretesto per raccontare gli italiani ed il loro grande orgoglio di appartenenza che a prescindere dalla propia regione accomuna tutti. Il senso dell’umorismo che ci rende capaci di ridere di tutti ma anche di noi stessi che sta proprio nella nostra “diversità”, nelle diverse culture che come dichiara Jannuzzo stesso: “Sono tante che ne formano un’unica più grande che le racchiude tutte: quella italiana!”
Tanta profondità, ma grandi verità dietro un’ apparente allegria!!
Articolo di: Ugo Negrini











