Home Da conoscere Intervista a Marco Barcaroli

Intervista a Marco Barcaroli

Da poco è uscito il nuovo album di Marco Barcaroli, lo abbiamo incontrato per saperne qualcosa in più. Ecco cosa ci ha detto!

Split To Stay Whole” è descritto come una sorta di “autoterapia” con una struttura ciclica. Può approfondire il concetto di “flusso di pensieri costanti” rappresentato da questa ciclicità? Quanto è stato difficile tradurre in musica un processo di analisi interiore così intimo e complesso?

Grafica Divina

Sostanzialmente questo flusso continuo è la caratteristica forse che più ci distingue in quanto esseri umani; avere più pensieri contemporaneamente (dipende dal tipo di persona) credo sia piuttosto comune soprattutto nel quotidiano. Nello specifico io volevo “formalizzare” in musica il mio personale flusso di pensiero, che non riguarda necessariamente un periodo dilato ma spesso molto breve e concentrato anche in una singola giornata e devo dire che ultimamente mi capita spesso di andare in “overthinking”. Spesso è causa purtroppo di ansia ma se gestito in maniera “artistica” può rivelarsi un ottimo serbatoio creativo.

Certo non è facile guardarsi dentro ed esporsi attraverso la musica ma devo dire che sto imparando a conoscermi e quindi già so quale suono descriverà, ad esempio, un sentimento di rabbia o quale strumento è necessario all’interno dell’arrangiamento se voglio focalizzarmi magari sulla malinconia.

Il “Tema del Doppio” e le Voci: L’album è centrato sulla dualità, rinforzata dall’uso di due tonalità e dalle voci personificate di Michela Lombardi e Raf Briganti. Come ha gestito in fase di produzione le interazioni tra queste due “personalità” vocali, e in che modo gli effetti applicati alla sua voce riflettono il ruolo di “soggetto che subisce entrambe le influenze”?

Il fatto che Michela e Raf abbiano una voce così diversa per me è stato fondamentale ai fini delle sensazioni che provavo e che volevo trasmettere.

Michela ha moltissime sfumature mantenendo però quel calore timbrico che meglio descrive emozioni quali malinconia, tristezza, delusione o diversamente slanci di romanticismo e ottimismo; il tutto con riverberi anche importanti (lei è una grande fan dei riverberi ampi). Raf ha quella forza vocale, quella violenza espressiva necessaria quando entra in gioco il rancore, la rabbia o la delusione; in quel caso mi piace avere molta saturazione e distorsione mantenendo però le caratteristiche primarie della sua voce.

La mia di voce (perlopiù in brevi passaggi o in parti di spoken word) si trova al centro e quindi anche a livello di effetti ho preferito il tremolo per simulare questa influenza fragile dei due mondi.

Influenza Lynchiana e Atmosfere: Lei cita esplicitamente Twin Peaks e Angelo Badalamenti. Oltre al brano “Leland”, quali elementi tematici e sonori, come l’atmosfera “esoterica, macabra e sublime”, ha voluto trasferire in un contesto musicale Industrial? C’è un legame profondo tra la sua poetica e il concetto lynchiano di doppelgänger?

Il concept dell’album sulla convivenza di più personalità l’avevo già in mente da un po’ di tempo e sicuramente l’impostazione più vicina alla colonna sonora piuttosto che ad un album “convenzionale” ormai è diventata per me una costante. L’impatto con Twin Peaks è arrivato un paio di mesi dopo e sicuramente mi ha dato modo e ispirazione per delineare meglio questo concetto e sicuramente a livello sonoro ha avuto dei forti echi; sul brano “Healer” penso ci sia stato il contagio più netto dalla “poetica sonora” di Badalamenti con una batteria più vicina al jazz, l’utilizzo di pads e del piano elettrico perché nell’industrial non ci sono regole stringenti su quale suono utilizzare, anzi. Il concetto di doppelgänger lo trovo estremamente affascinante perché ritengo sia la normalità in una persona, soprattutto nell’attualità. Ognuno di noi, almeno per qualche istante, ha pensieri negativi o comunque nocivi quali invidia, rancore, rabbia pur apparendo dall’esterno quasi totalmente estraneo a certe sensazioni.

Naturalmente sul personaggio di Leland Palmer vi è una mia libera ispirazione e certamente c’è un elogio però, così come dott. Jekyll e Mr. Hyde, rappresenta in maniera sicuramente più netta quella divisione e contemporaneità tra bene e male.

Matrice Industrial/Elettronica: Le sue ispirazioni spaziano da Trent Reznor (Nine Inch Nails) a Massive Attack. Qual è l’elemento che definisce maggiormente la matrice Industrial dell’album e come si concilia questa crudezza sonora con il lato più intimo e a tratti malinconico del racconto?

Sicuramente il campionamento di certi suoni fino al loro stravolgimento è stata la “regola” base dell’album perché lo trovo estremamente affascinante (e divertente); stare ore magari a lavorare su un suono di chitarra concependolo più come un sintetizzatore, attraverso un certo tipo di effetto, è ormai la mia procedura standard.

Mi ritengo una persona estremamente sensibile (a volte troppo) e di conseguenza che sia rabbia o malinconia ho sempre un approccio molto deciso sul suono. Amo l’industrial proprio per la sua intensità.

Certo in brani come ad esempio “Intrusive Sunday” ho attinto più dal mondo dell’ambient ma quella crudezza sonora rimane sempre, magari edulcorata ma presente.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.