Matteo Macchioni, tenore modenese noto per il suo percorso lirico e le esperienze televisive, ha pubblicato il suo nuovo disco omonimo, un progetto che unisce la tradizione operistica a sonorità pop contemporanee. Il lavoro esalta la sua voce raffinata e la capacità di rendere la lirica accessibile a un pubblico più ampio. Lo abbiamo incontrato per parlare del suo album e dei Christmas Recitals: una serie di appuntamenti speciali dedicati alla musica delle feste.
- Matteo, i “Christmas Recitals” celebrano la magia del Natale intrecciando tradizione e modernità. Cosa rappresenta per te il Natale in musica?
“Natale” rappresenta da sempre gioia per me. Portare questa gioia in musica (oramai lo faccio da diversi anni) è un amplificatore in positivo di questa bella energia gioiosa.
Devo ringraziare Banca Generali Private, perché grazie alla partnership che abbiamo insieme, possiamo far nascere questi eventi, che vengono progettati artisticamente dal Cav. Lucio Zerbini, mio amico e mecenate. Fra l’altro mi preme dire che i concerti sono ad invito gratuito fino ad esaurimento posti, il pass per accedere può essere ottenuto scrivendo alla banca (le istruzioni sono sulla mia pagina Instagram).
- Come hai scelto i brani del programma, che spazia da “Hallelujah” a “Nessun dorma”? C’è un filo conduttore emotivo o musicale che lega questi pezzi?
I brani di questo mini-tour 2025, che variano di anno in anno, sono tratti in parte dal mio ultimo disco “Matteo Macchioni” uscito in digitale per Unalira Edizioni Musicali di Piero Cassano, e in parte dal repertorio internazionale. Il filo conduttore è sempre la bellezza, bellezza e nelle melodie, negli arrangiamenti che suonano i musicisti e nella proposta artistica.
- Nei concerti sarai accompagnato da musicisti di grande talento e dalla direttrice d’orchestra Mirca Rosciani. Come nasce la collaborazione con loro?
Con il Maestro Rosciani (dico “maestro” perché è lei che preferisce così) c’è una amicizia e un sodalizio artistico di lunga data, lei può spaziare dal suonare il pianoforte ad essere direttrice d’orchestra, ed è in questa veste di concertatrice dell’ensemble che collaborerà con me in questi tre eventi.
Il soprano Cristina Neri è una giovane di grande talento che sta facendo carriera e porta un sensibile arricchimento artistico ai miei concerti, le pianiste Dell’Eva e Foresi sono delle professioniste conclamate e il quartetto d’archi è formato anch’esso da ottimi professionisti abituati ai palchi italiani ed internazionali.
- Il progetto tocca tre città: Milano, Genova e Torino. Cosa ti lega a questi luoghi e cosa ti aspetti dal pubblico di ciascuna tappa?
Negli anni ho cantato in tutte e tre le città, in particolare al Teatro alla Scala di Milano e al Teatro Carlo Felice di Genova. Milano è anche la sede della mia etichetta discografica, poiché gli uffici di Piero Cassano si trovano proprio vicino al centro città.
- Il tuo secondo album unisce lirica e pop in un crossover elegante. Come sei riuscito a trovare il giusto equilibrio tra questi due mondi musicali?
In realtà è stato tutto molto naturale. In questo mio secondo album, arrivato dopo molti anni in cui avevo lasciato la discografia, emergono quei colori musicali che appartengono alla mia voce e al mio modo di scrivere. Così come convivono in me, convivono anche nella nuova musica. Senza Piero Cassano, tutto questo non sarebbe stato possibile. Oggi l’industria discografica sembra aver abbandonato la ricerca del bello, inseguendo standard di facile consumo per raggiungere le masse. Con Piero, invece, si lavora sulla ricerca del bello e della verità, sia nelle melodie sia negli arrangiamenti. È uno degli ultimi grandi melodisti che l’Italia ha la fortuna di avere, e io sono stato davvero fortunato a conoscerlo.
- “Armi fragili” apre il disco con una riflessione sull’amore come abbattimento delle difese. Quanto c’è di autobiografico in questo brano?
Il testo, scritto da me, parla di una storia d’amore che sta nascendo e di quegli scudi che ci costruiamo intorno quando incontriamo qualcuno da amare: alla fine, cadono… o meglio, li lasci cadere tu. È un testo autobiografico, perché racconta un’esperienza vissuta in prima persona: anch’io lasciai cadere quelle “armi”, fragili ma necessarie per proteggersi.
- “Oltreoceano” racconta una storia familiare molto personale. Cosa hai provato nel trasformare la memoria del tuo bisnonno in musica?
La storia del mio bisnonno e della sua migrazione negli Stati Uniti è rimasta avvolta nella nebbia per anni, fino a quando la Ellis Island Foundation mi ha contattato fornendomi un passenger record del 1910, che riportava l’arrivo del mio bisnonno proprio a Ellis Island. Nella canzone racconto le emozioni di quel viaggio: so che dovette partire da solo, promettendo alla sua ragazza di sposarla e portarla in America una volta tornato in Italia con maggiori certezze economiche, dato che era poverissimo. Ho cercato di immaginare cosa possa aver provato in quel vero e proprio viaggio della speranza.
- In “Irraggiungibile” parli del momento in cui un artista si prepara a entrare in scena. È una sorta di autoritratto?
Sì, decisamente sì! Tutte le volte che ho una prestazione artistica mi succedono quelle cose…e provo quelle emozioni; un misto fra “Ora scappo” e “Ora faccio vedere a tutti che sono il numero 1”.
- Tra i brani più evocativi c’è “Quel grande albero”, legato alle tue radici emiliane. Quanto contano per te le origini nella tua identità artistica?
L’Emilia-Romagna è una terra ricca di musica. Senza le sue radici e senza le opportunità che mi ha offerto, soprattutto in termini di formazione, non sarei la persona che sono oggi. Sono profondamente legato alla mia terra: contrariamente a molti artisti, ho scelto di continuare a vivere a Sassuolo, che pur non essendo baciata dal mare, è una città dove risiedono le mie radici e dove riesco a ritagliarmi una dimensione più umana e autentica. Sassuolo è CASA per me.
- Il medley “One Vision / Bohemian Rhapsody” è una scelta audace. Come hai reinterpretato i Queen con la tua sensibilità lirica?
Questa interpretazione, in realtà, è già collaudata: nel corso degli anni mi è capitato spesso di reinterpretare i Queen in chiave rock sinfonica. La stessa traccia presente nel disco è la registrazione di un live realizzato nel 2023.











