Judo. Continua il mio viaggio alla scoperta delle arti marziali orientali.
Judo è’ un’arte marziale nata in Giappone sul finire del 1800 e arrivata in Italia negli anni venti. Deriva dall’antichissimo ju-jutsu. Fu Jigoro kano, un professore dall’apparenza fragile, a modernizzare le regole e a chiamarlo judo; che in giapponese significa “la via dell’agilità”. E infatti in questa disciplina orientale ciò che conta non è la forza ma la scioltezza dei movimenti e dell’equilibrio. E’ quindi molto adatto anche alle ragazzine perchè dona loro elasticità ed eleganza.
L’età migliore per incominciare a praticare il judo è intorno ai dieci anni. Ma solo a partire dai tredici/quattordici si può intraprendere l’attività agonistica.
Lo scopo di questa arte marziale è quello di far perdere l’equilibrio all’avversario per poi attaccarlo e farlo andare al tappeto (tatami). Oppure quando si è entrambi a terra si cerca di immobilizzarlo. Comunque, niente paura: gli incidenti in questa disciplina sono rarissimi e mai gravi.
Le tecniche usate sono molteplici, ma il segreto è uno solo: assecondare con intelligenza e flessibilità le mosse dell’avversario, per vincerlo. Akiyama, un maestro del 1600, amava ricordare che il salice durante i tifoni che colpiscono periodicamente le coste del Giappone, si flette ma non si spezza. Al contrario la quercia tanto più massiccia dell’esile salice s’abbatte al suolo con facilità.
Ovviamente, almeno per quanto riguarda l’apprendimento di questa nobile arte marziale bisogna imparare fino da subito per prima, primissima cosa a cadere con leggerezza e dolcezza: in tal modo non ci sono rischi. Ma il judo, come tutti gli sport deve essere anche gioco e divertimento soprattutto per i più giovani; i più piccoli che si avvicinano per la prima volta a questa attività. E questo i maestri lo sanno! Unica nota dolente, se così si può dire, era che le donne un tempo non potevano essere ammesse alle Olimpiadi. Per altro gli uomini furono ammessi solo nel 1972. L’ammissione del judo femminile alle Olimpiadi riale al 1992 e da allora il formato è evoluto con l’introduzione di più categorie di peso e l’evento a squadre miste. Atlanta nel 1996 e Sydney nel 2000 si è passati ad un numero maggiore di categorie di peso arrivando alle sette attuali per uomini e donne.
Per allenarsi e per gareggiare è necessario il judogi : un costume bianco formato da giacca e pantaloni. La cintura da stringere in vita cambia colore secondo la bravura dell’allievo: bianca, gialla, arancione, verde, blu, marrone, nera, bianca e rossa, rossa. E’ vietato barare!! Le cinture a seconda del colore vanno acquistate solo dopo aver superato l’esame di passaggio al colore superiore.
Piccolo glossario del judo:
DAN è il grado di bravura delle cinture nere: le altre sono divise in Kyu (cioè in classi)
DOJO è la palestra delle arti marziali. Anticamente era anche il luogo dove i bonzi meditavano
JUDOKA è chi pratica judo. Tale sostantivo rimane invariato sia nel genere sia nel numero
KODOKAN è lo stile di judo più diffuso nel mondo. Fu creato da Jigoro Kano nel 1882
KUMI è la presa dell’avversario: con la mano destra s’afferra il suo bavero e con la sinistra la sua manica destra
OBI è la cintura dei judogi sulla quale viene ricamato il proprio nome a caratteri giapponesi
REI è il saluto che si scambiano i maestri e gli allievi all’inizio e alla fine di ogni allenamento
SENSEI è il maestro che insegna le arti marziali. Tale titolo spetta solo alle cinture nere
TORI è l’allievo che esegue le varie tecniche attaccando il compagno che gli sta di fronte
UKE è l’allievo che subisce gli attacchi di T o r i e che cerca naturalmente di pararli
WAZA sono le tecniche del judo. Ognuna ha un proprio nome
ZEN è la setta buddista alla quale il J u d o k a si ispira per la meditazione dopo l’allenamento. E….alla prossima arte marziale……
Articolo di: Marinella Chiorino
Foto: Marco Perego











