David Bowie oltre lo spazio e il tempo. È anche il titolo della biografia scritta da Paul Morley; a dieci anni dalla scomparsa del “Duca Bianco”. È in libreria già dal 9 gennaio, con la prefazione a quattro mani di Manuel Agnelli e Paolo Fresu. La versione italiana è a cura di Ezio Guaitamacchi con la traduzione di Leonardo Follieri.
Morley è considerato uno dei biografi più autorevoli del rock e del mondo musicale britannico, giornalista di NME, è autore anche del volume “The Age of Bowie”, che ritrae l’artista visionario, sempre in perenne metamorfosi e in dialogo costante con il proprio tempo storico.
Il libro è organizzato in capitoli che riflettono la natura duale dell’artista (“Fantasia e realtà”, “Sopravvivenza ed esistenza”, “Arte e morte”, “Est e Ovest”, “Caso e ordine”, ecc.). Morley delinea il paesaggio culturale e sociale in cui Bowie si muove, ne racconta gi incontri, le ispirazioni, i timori, anche attraverso estratti di interviste e analisi di performance e collaborazioni, costruendo una storia esistenziale, che va oltre le sue hit e mostra come l’artista abbia saputo infrangere stereotipi e anticipare nel contempo estetiche e paure del XXI secolo.
È un viaggio dentro l’universo di un artista che ha riscritto le regole della musica, dell’arte e dell’identità. Dalla Londra ribollente degli anni ’60 alla Berlino sperimentale, dalla nascita di Ziggy Stardust al mistero del Duca Bianco, fino all’ultimo saluto cosmico di Blackstar: qui ogni tappa rivela un Bowie diverso, sempre un passo avanti al proprio tempo.
Dieci anni senza David Bowie!!
Contestualmente Parma dedica all’icona della musica e dell’arte la mostra “David Bowie – Hello Starman”; omaggio ad un talento visionario in una collettiva che ne reinterpreta il glamour e le metamorfosi. Un saluto all’artista che attraverso diversi generi ha trasformato la cultura pop in un territorio di libertà e di sperimentazione. Così da Ziggy Stardust a Blackstar, appunto, una selezione di opere che ci mostra le molteplici incarnazioni di David Bowie: dall’alieno, all’androgino, dal dandy, al profeta.
L’esposizione vuole essere una celebrazione corale, in cui ogni opera è un frammento di memoria e al tempo stesso un atto di riscrittura. Bowie diventa così il simbolo di trasformazione e libertà creativa, ma anche lo specchio di una sensibilità che ancora oggi si nutre della sua luce.
La mostra curata da Stefano Bianchi si trova a Parma – Borgo Guazzo 20/A fino al 6 Aprile 2026.
Articolo di: Ugo Negrini











