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Il Tai Chi Ch’uan

Continua il mio viaggio alla scoperta delle arti marziali orientali… con il Il Tai Chi Ch’uan

Il Tai Chi Ch’uan non è solo una ginnastica ma è uno stile di vita. La possono fare tutti; giovani e meno giovani. Chi è già un po’ esperto può fare da solo. 

Grafica Divina

Tai chi Ch’uan: un dolce suono dal significato misterioso. Eppure insieme al tè, al riso ed alle bacchette è uno dei simboli della Cina!  Infatti non vi è servizio fotografico o documentario su questo lontano paese orientale nel quale non vi sia almeno un’immagine di persone intente a eseguire la famosa ginnastica al rallentatore. 

Il Tai chi ha un’origine antichissima che si perde nella notte dei tempi. Intorno alla sua nascita vi sono mille e più leggende: vediamone insieme alcune. La prima attribuisce la paternità del Tai a Bodhidharma, un monaco buddhista indiano che fondò la setta Zen nel 529 d.C.  Egli giunse in Cina e precisamente a Canton, attraversando il Fiume Giallo su di una foglia di fior di loto. Nel paese straniero Bodhidharma assunse il nome di P’u-Ti Ta-Mo e si dedicò all’insegnamento della meditazione (che è alla base dello Zen). E tra le tecniche per giungere alla meditazione vi era appunto il tai chi.

Ad inventarlo secondo un’altra leggenda, non più attendibile della precedente, fu invece Chang San Feng nato nella regione cinese dello Honan. Questo monaco taoista verso la fine del 1200 soggiornò a lungo nel monastero Shaolin, lo stesso monastero in cui era vissuto Bodhidharma. Qui Chang imparò alcune tecniche di respirazione abbinate ad esercizi ginnici, che poi trasformò nell’attuale Tai Chi. Ma un’altra versione della stessa leggenda dice che Chang apprese i segreti del Tai durante un sogno rivelatore. 

Storicamente, certo è il nome di Chen Wang T’ing, un cinese vissuto nel 1600, che scrisse le regole di quest’arte orientale. Cheng Chong Hing, suo nipote, trasmise l’insegnamento ad un suo servitore di nome Yang Lon Chan. Quest’ultimo fondò a Pechino una scuola che prese il suo nome ed attualmente la scuola Yang è la più famosa sia in patria sia all’estero. Le altre scuole, di importanza minore, sono la Wu, la Ho e la Sun.

Va comunque detto che il Tai chi, sia pure con uno stile diverso, era conosciuto e praticato ancor prima dell’era cristiana: lo confermano alcuni annali della dinastia Han iniziata nel 202 a.C.

DALLA CINA ALL’ITALIA

Anche gli italiani quindi possono avvicinarsi a questa stupenda arte marziale! Il primo maestro a giungere da noi è stato il cino-coreano Shin Dai nel lontano 1974. Shin campione di molte arti marziali, si allenava da quando aveva solo sette anni. Nel 1976 giunse, sempre proveniente dalla Cina, Chang Dsu Yao (nato nel 1918). Profondo conoscitore delle arti marziali il Maestro Chang fu protagonista di un episodio che mette in evidenza l’efficacia terapeutica del Tai chi. Egli infatti durante il conflitto cino-nipponico del 1938 si gettò dal terzo piano di una casa bombardata dai nemici. Grazie alla sua eccezionale abilità stava per rialzarsi illeso quando un macigno gli piombò sulla colonna vertebrale immobilizzandolo quasi del tutto. Chang rimase su una carrozzella per un lustro senza tuttavia mai lasciare la consuetudine del Tai chi ch’uan e fu proprio grazie ad esso che riuscì a camminare di nuovo ed a riprendere le sue attività marziali, mantenendo in sé le capacità di un ventenne.

Anche Grant Muradoff, maestro di origine russa, di danza, di Yoga e Tai chi, ha introdotto questa arte marziale in Italia pur essendo uno dei pochi maestri non orientali residenti in Italia. La sua, però, non era una formazione marziale ma artistica: nelle movenze infatti traspare il suo passato di ballerino e coreografo. Muradoff infatti è stato ballerino nei maggiori teatri e compagnie di balletto, svolgendo la sua attività artistica principalmente in Francia, in Inghilterra, USA, Canada e Italia. Inoltre, Muradoff è stato fondatore e Presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Superiori di Tai Chi Chuan con sede in Roma. 

Uno degli allievi di spicco del maestro Chang e cintura nera di tutte le discipline conosciute in occidente (karate, Kung-fu, Kobudo, judo ecc.) è Mario Pasotti (padre di Giorgio anch’egli atleta di successo e oggi attore), che da tantissimi anni si dedica con profondo entusiasmo all’insegnamento del Tai chi di cui può considerarsi il massimo esponente italiano.

COSA È IL TAI CHI 

Fin qui la storia. Analizziamo ora più da vicino che cosa realmente è il Tai chi ch’uan (che in cinese vuol dire “supremo assoluto”). Esso appartiene alla grande famiglia delle Wu-shu, cioè delle arti marziali d’Oriente. Assieme allo Shaolin si può considerare il progenitore di tutte le altre forme di combattimento.

Il Tai chi ch’uan, espressone dinamica del Taoismo, si basa sui principi filosofici dello Yin e dello Yang. Gli asiatici, da sempre, hanno pensato all’universo come ad un insieme di forze opposte ma tra loro complementari e grazie al continuo alternarsi di queste due forze l’universo è armonico. Definire Yin e Yang entro schemi rigidi è impossibile perché ogni cosa può, in un determinato momento, assumere caratteristiche contrarie; cioè da Yin mutare in Yang e viceversa. In linea di massima lo Yin (l’elemento femminile), domina tutto ciò che è più lento e passivo di peso e di densità minore, di composizione più morbida, di attitudine più moderata e negativa, di attività più psichica e mentale. Lo Yang (elemento maschile), invece domina tutto ciò che è più veloce e attivo; di peso e densità maggiore, di composizione più dura, di attitudine più attiva e positiva, di attività più fisica e sociale.

Il Tai chi quindi come il Pa-kua e il Hsing-i è considerato un Nei-chia; ossia uno stile di combattimento morbido o interiore che privilegia la riflessione, a differenza dello Shaolin o del karate che invece vengono considerati Wai-chia ossia uno stile di combattimento duro o esteriore che privilegia l’azione muscolare.

Articolo di Marinella Chiorino 

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Collaboratrice di numerosissime testate, tra cui Topolino e Corriere dei Piccoli, è stata direttrice responsabile di piccole testate e autrice di tre biografie (Julio Iglesias, Adriano Celentano e Nazionale Italiana Cantanti); traduttrice dal giapponese delle poesie di Murasaki Shikibu (973/1014) e Izumi Shikibu (976/1033). Ama la moda, l’enogastronomia, lo spettacolo, il design, i viaggi, la medicina e la cultura ebraica.

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