Home Da ascoltare Rhapsódija Trio – Di Visioni Musicali: una trama sonora che unisce le...

Rhapsódija Trio – Di Visioni Musicali: una trama sonora che unisce le latitudini

Con Di Visioni Musicali, pubblicato da Sensible Records (Edizione Ishtar), i Rhapsódija Trio tornano a raccontare la propria identità dopo oltre trent’anni di attraversamenti musicali, palchi internazionali e contaminazioni fertili. Nadio Marenco alla fisarmonica, Luigi Maione alle chitarre e alla voce, Adalberto Ferrari ai clarinetti, sassofoni e fiati etnici costruiscono un album che non appartiene a un genere preciso ma a un’idea: quella di una musica capace di mettere in relazione tradizione italiana, jazz e radici klezmer ed est-europee in un discorso organico, vivo, in continuo movimento.

Il primo ascolto è un’esperienza immersiva, quasi tattile: la fisarmonica apre spazi luminosi e profondi, il clarinetto vibra con una qualità narrativa che sa essere malinconica e festosa insieme, la chitarra alterna eleganza e tensione elettrica, e tutto si muove in un equilibrio naturale tra scrittura e improvvisazione. L’album si apre con For Gégé, brano di forte impatto che attraversa jazz, rock e suggestioni free senza mai perdere coerenza, un dialogo serrato tra i tre musicisti che si rincorrono e si ascoltano come in una conversazione intensa e necessaria.

Grafica Divina

Un grande snodo narrativo arriva con il medley Viazoy/Papirossn, dove la tradizione klezmer si lascia attraversare da una rilettura moderna e fortemente improvvisativa: la distorsione della chitarra introduce un elemento inatteso ma perfettamente integrato, mentre l’anima teatrale di Papirossn emerge gradualmente, sospesa tra tempo dispari e libertà espressiva, trasformando la memoria in materia viva.

Con Czarda/Volevo un gatto nero il tono cambia ancora: la danza ungherese si anima tra swing e contrasti dinamici e, quando affiora la citazione del celebre brano dallo Zecchino D’Oro del ‘69, il gesto non è ironico fine a sé stesso ma un ponte culturale, un sorriso che ricorda quanto la musica popolare sia un patrimonio condiviso e continuamente riscrivibile.

La Maschera Rosa/Ballata da Teatro introduce una dimensione più introspettiva e poetica: il testo recitato di Maione trasforma il teatro in metafora dell’esistenza, tra impreparazione e destino, e la musica che segue cammina come una compagnia vagante tra sogno e malinconia, evocando un teatro di strada che è anche teatro della vita. Zapping rompe la linearità con un flusso irregolare e urbano, attraversando suggestioni funk, mediterranee e latin jazz con naturalezza cinematografica, come se il trio cambiasse prospettiva senza mai smarrire la propria voce.

Il cuore emotivo dell’album si concentra nel medley Nigun Null/Der Gasn Nigun/Mazel Tov, un arco narrativo potente che parte da un lamento senza parole, quasi una preghiera sospesa, si inoltra in una notte minimale e metropolitana dove clarinetto basso e chitarra ridisegnano la tradizione in chiave blues e jazz d’atmosfera, e approda infine a un’esplosione festosa in cui le radici klezmer dialogano con dub e reggae, come se dolore e gioia fossero parte di un unico respiro collettivo.

Con Afasia il racconto si fa più diretto e contemporaneo: la melodia iniziale richiama la grande tradizione italiana, ma presto si apre a una tensione più inquieta, culminando nella sezione cantata che lascia nell’aria un interrogativo esistenziale e politico insieme, amplificato da quell’avvertimento finale che sembra negare un’uscita facile.

Monica restituisce invece uno spazio più contemplativo, un flusso armonico libero, guidato dall’ascolto reciproco e da un’intensità che cresce senza ostentazione.

Il viaggio si chiude con Firn Di Mekhutonim Aheym/Misirlou/Mujo Kuje, medley che trasforma un brano tradizionale klezmer in un orizzonte più ampio e stratificato, dove le citazioni si intrecciano con naturalezza e la tradizione balcanica si fonde in un paesaggio sonoro sospeso e visionario.

L’impressione complessiva è quella di un disco che non accosta linguaggi ma li mette in dialogo profondo, restituendo alla tradizione la sua natura dinamica e al jazz la sua vocazione all’incontro: Di Visioni Musicali è un viaggio emotivo che attraversa latitudini culturali diverse e le ricompone in una sola trama sonora, capace di lasciare dentro una vibrazione lunga, persistente, autentica.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.