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Intervista a Riki Cellini

Dopo averlo incontrato nel 2023 in occasione dell’uscita di “Quello che basta”, torniamo a parlare con Riki Cellini a pochi giorni dalla pubblicazione del suo nuovo album, “L’estate tutto l’anno”. Un lavoro che mette insieme inediti e riletture della tradizione cantautorale italiana, mantenendo però una linea precisa: essenzialità negli arrangiamenti, centralità delle parole e un approccio personale che evita la nostalgia facile. Con lui abbiamo approfondito il percorso che ha portato a questo disco, tra scelte consapevoli, riletture “capovolte” e un’idea di musica che continua a muoversi fuori dalle logiche più immediate del mercato.

Ben ritrovato Riki, ci eravamo sentiti in occasione dell’uscita di “Quello che basta”. Rispetto ad allora, nel nuovo album sembra che quell’idea di essenzialità si allarghi a tutto il disco, anche negli arrangiamenti: è una direzione che hai scelto di portare avanti consapevolmente?

Grafica Divina

Ciao, è un piacere ritrovarvi. Si, “Quello che basta” ha fatto in qualche maniera da apripista a quello che voleva essere il concept dell’album, tanto è vero che per inserirla in questo nuovo lavoro, l’abbiamo ulteriormente “asciugata”. È stata certamente una scelta e una linea consapevole quella dell’essenzialità, fortemente voluta da me e Valerio Baggio che ha curato tutta la produzione artistica.

Nel disco convivono inediti e riletture, ma non si percepisce uno stacco netto tra le due cose: come hai lavorato per farle stare nello stesso mondo senza che sembrassero due binari diversi?

Ci sono canzoni che ascolti e canti da sempre e che diventano un po’ come tue. Credo che questo sia il più grande successo per chi le ha scritte. Per farle rimanere sullo stesso binario degli inediti del disco le ho semplicemente portate nel mio mondo musicale, facendole mie, rileggendole appunto. 

La tua versione di “Azzurro” spiazza proprio perché va nella direzione opposta all’originale: cosa ti interessava davvero tirare fuori da quel brano?

Mi interessava non imitare o aggiornare l’originale perché fare una copia è un esercizio di stile che non spinge sul contenuto emotivo. Ho voluto invece dare un altro punto di visto al colosso di Paolo Conte, reso immortale da Celentano e quindi l’ho capovolto emotivamente. È stato indubbiamente un azzardo mettere mano a un brano così iconico come “Azzurro”, ma l’ho fatto con rispetto e infinito amore per la canzone italiana.

In diversi pezzi, soprattutto nelle riletture, sembra che il silenzio abbia quasi lo stesso peso della musica: è una scelta produttiva condivisa fin dall’inizio con Valerio Baggio?

È una scelta precisa che arriva dalla necessità di ritrovare il suono e il senso delle parole, la loro forza, la musicalità, l’espressività. Del resto, un silenzio per chi lo sa ascoltare, pesa quanto una nota. Valerio è famiglia, collaboriamo da tanti anni e oltre alla musica condividiamo una profonda amicizia. Ci siamo arrivati insieme a “L’estate tutto l’anno” con naturalezza.

“L’estate tutto l’anno” come titolo funziona molto anche come immagine mentale: quando hai capito che quella frase poteva tenere insieme tutto il disco?

Esattamente ma è anche un impulso a guardare oltre, è quel calore che non svanisce. In realtà il titolo del disco doveva essere un altro (“La regina nuda”) ma quando abbiamo iniziato a lavorare su “Azzurro”, ho pensato che l’incipit del pezzo “Cerco l’estate tutto l’anno…” fosse perfetto per diventare il manifesto dell’album.

Dopo oltre trent’anni di musica, questo disco sembra molto libero, quasi senza bisogno di dimostrare qualcosa: oggi ti senti più distante da certe logiche rispetto a prima o è sempre stato così?

Grazie, sono felice che tu l’abbia percepita questa cosa. In realtà sono sempre stato così. Non mi è mai interessato seguire una moda, una tendenza, un preciso ed unico genere. Nella musica come nella vita. La curiosità e l’innato desiderio di mettermi in gioco e in discussione, mi hanno sempre portato ad esplorare territori diversi, senza mai prendermi troppo sul serio.

Prossimi passi?

I concerti, in club dove la musica suona da vicino! Nelle prossime settimane sarò nella mia seconda casa al Druso di Bergamo (29/03), a L’arlecchino di Varese (19/04) per poi tornare nella mia città preferita: Bologna al Bravo Cafè, una vera istituzione. E ancora, Milano a Tela (22/05) e in altri posti dove potersi ritrovare e cantare “Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua!”

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